Nonostante il progresso scientifico non conosca tregua, nonostante il clamoroso sviluppo di quelli che possono essere gli strumenti per salvaguardare l’uomo in tutte le circostanze un evento, purtroppo, rimane ancora imprevedibile e capace di scatenare catastrofi di dimensioni inaudite.

I terremoti, infatti, nonostante il meticoloso lavoro dei geologi che possono vagamente intuire in che periodo la terra possa tremare, hanno sempre devastato tutti i luoghi dove hanno deciso di colpire. Basti pensare a quanto successo quasi cento anni fa in quel di Messina o di Reggio Calabria, passando per gli tsunami tipici delle coste oceaniche, arrivando a quelli che pochi anni fa hanno sconvolto l’Italia centrale.  
Milioni e milioni di morti. Case, quartieri, paesi, città, nazioni: tutto devastato. Non rimane più nulla, quando arriva un terremoto è difficile che l’uomo possa porre rimedio. L’unico eventuale aiuto che l’uomo deve e può darsi è quello di non basare il tutto sul possibile imminente arrivo bensì sul possibile arrivo. Cosa vogliamo dire? Le previsioni sono sempre approssimative nel senso che si potrebbe sapere il periodo ma mai avere la certezza assoluta che la terra sia prossima al vibrare e soprattutto che entità: a questo punto la soluzione migliore è quella di creare quel che c’è da creare consapevoli che, prima o poi, un terremoto potrebbe colpire. Quali sono allora le normi antisismiche da dover rispettare? 

Quali sono le normi antisismiche principali 

Premesso che in base alla forza con la quale il terremoto si presenta le normi antisismiche potrebbero rivelarsi ‘inutili’ è giusto rispettare quelle che sono ritenute le norme basilari quantomeno per ridurre al minimo i potenziali danni che un terremoto di media-bassa entità può creare. Dal 1600 ad oggi sono stati tantissimi i decreti che sono stati emanati al fine di assicurare maggiore sicurezza ai cittadini e adesso andiamo a vedere, per sommi capi, quali sono le norme antisismiche ‘minime’ da rispettare: 

  • Vanno adottati dei nuclei capaci di irrigidire le strutture come vani ascensore, scale, e setti capaci di assorbire quanto più possibile le azioni orizzontali essendo costruire insieme al resto della struttura. Ovviamente tutte le masse vanno distribuite con somma equità ed accortezza al fine di bilanciare le forze scatenate da eventuali scosse di terremoto; 
  • Va rispettato il criterio delle gerarchie delle resistenze: la struttura infatti deve essere studiata al fine di attivare un meccanismo di collasso dopo che si formano numerose cerniere plastiche; 
  • Vi devono essere dei nodi strutturali per aumentare in modo esponenziale le unioni di travi e pilastri e ciò deve avvenire mediante delle adeguate staffature; 
  • Vanno utilizzate anche le cosiddette ‘catene’ tese ad aumentare la resistenza sia delle strutture in pietra che in muratura; 
  • Vanno inseriti dei dissipatori tesi ad attenuare eventuali movimenti strutturali causati dall’eventuale sisma. 

Quando la terra trema miete vittime 

Precedentemente abbiamo semplicemente citato qualche occasione nella quale la terra è effettivamente tremata e ha causato vittime su vittime. Ma i casi, purtroppo, non sono quantificabili in modo ‘irrisorio’ perché ad ogni terremoto la tragedia è dietro l’angolo. Andiamo a vedere quali sono i casi più terribili di terremoto degli ultimi decenni: 

  • Il terremoto del Belice – datato 1968 ha colpito la Sicilia e in particolar modo la fascia tra Trapani e Palermo. I paesi dell’entroterra siciliana furono devastati e i morti in questa occasione furono centinaia; 
  • I terremoti in Friuli – del 1976 si presentarono a maggio e a settembre e furono capaci di mietere qualcosa come 990 vittime e migliaia di sfollati; 
  • Il terremoto in Irpinia - colpì la zona ubicata tra la Basilicata e la Campania ed è stato probabilmente uno dei terremoti peggiori. In questo caso i morti furono poco meno di 3000. Una strage; 
  • I terremoti degli anni 2000 – nel giro di qualche anno tutta l’Italia centrale è stata colpita. Centinaia di morti nelle zone colpite tra le quali spiccano l’Aquila e quindi l’Abruzzo, il Molise, l’Umbria e le Marche.